archivio

Archivio mensile:febbraio 2011

Lo scorso novembre abbiamo avuto il piacere di ospitare Drekka per una data del suo tour italiano.
Chi volesse ascoltare nuovamente il concerto, o chi non ne avesse avuto l’occasione, lo può trovare all’indirizzo www.bluesanct.com/bands/drekka/live , dove sono tra l’altro disponibili anche le registrazioni delle altre date italiane.

Francesco Giomi, Sound e live electronics
SOLO

Cosa significa per un musicista elettronico esibirsi da solo? Quali sono i suoi strumenti? Che ruolo gioca l’improvvisazione e i suoi rapporti con la strutturazione dei suoni?
A me non fa paura la “musica acusmatica”, fissata su supporto e proiettata in uno spazio nel momento concertistico: può raggiungere elevati e ineguagliabili livelli di raffinatezza e precisione nella definizione …del suono, così come nell’organizzazione della drammaturgia timbrica e prospettica.
In questa ottica, “suonare dal vivo” può avere senso solo se si crea una relazione forte e riconoscibile tra il gesto e l’emissione acustica. Magari non estremamente diretta, come avviene per la musica tradizionale, ma quantomeno in forme che necessariamente richiamino la tradizione dell’esibizione musicale, come l’interazione interprete-macchina, quella tra interpreti, la visibilità/platealità dei gesti, e così via. In poche parole: la necessità di una presenza scenica.
Il progetto Solo vuole essere una ricerca in questa direzione, proponendo un equilibrio instabile tra materiale musicale fissato ed elementi sonori estemporanei, sempre in una dimensione temporale che sfugge all’idea di flusso continuo e va verso la proposta di paesaggi drammaturgici ed emotivi “musicalmente” percepibili.

Francesco Giomi
Compositore e regista del suono, ha sviluppato una lunga esperienza nel campo della musica di ricerca e dei suoi rapporti con le altre arti.
Compone primariamente opere legate all’impego delle nuove tecnologie.
Dal 2001 collabora attivamente con il coreografo Virgilio Sieni realizzando la parte musicale di numerosi spettacoli, rappresentati in italia e all’estero.
Nel 2003 ha ottenuto una commissione dal GRM di Parigi per una nuova opera elettroacustica, presentata in prima esecuzione assoluta nella sala di Radio France e successivamente a Montreal e Bruxelles. Con questo lavoro ha vinto, nel 2007, l’International Rostrum for Electroacoustic Music organizzato dall’Unesco. Nel 2009 ha ottenuto una nuova commissione dal GRM per realizzare Kaplan, un omaggio musicale ad Alfred Hitchcock.
I suoi lavori musicali sono eseguiti nei festival di tutto il mondo e programmati in importanti contesti radiofonici.
Negli ultimi anni si è particolarmente interessato all’elettronica dal vivo. Ha fondato, con Francesco Canavese (chitarra elettrica) e Giovanni Nardi (sassofono), il gruppo di sperimentazione e improvvisazione creativa ZUM che ha esordito nella stagione Jazz & New Music 2005 del Musicus Concentus di Firenze mentre nel 2008 ha dato vita, sempre insieme a Canavese, al Progetto SDENG, un duo di live electronics incentrato sul rapporto tra elettronica e improvvisazione.
Da molti anni collabora con Tempo Reale, il centro fiorentino di produzione, ricerca e didattica musicale fondato da Luciano Berio e del quale è attualmente direttore; in questo ambito ha diretto l’equipe di produzione del Centro in importanti lavori di Berio nei principali teatri di tutto il mondo, collaborando con artisti come Pierre Boulez, Henri Pousseur, Micha Van Hoecke, Renzo Piano. E’ recentemente uscito per Zanichelli il suo libro divulgativo: “Rumore bianco. Introduzione alla musica digitale”.

www.francescogiomi.it

Pentitevi dei vostri peccati e buttatevi nell’universo psichedelico e visionario dei Father Murphy, project band nata dall’unione di Federico Zanatta (aka Freddie), Chiara Lee e Vittorio Demarin (aka GVitron), tre anime nomadi che per un lungo periodo vivono separatamente tra Italia, Cina, Stati Uniti e Germania, riuscendo di tanto in tanto a passare qualche mese insieme.

L’ultimo lavoro dei Father Murphy è tra le cose più radicali e incompromissorie mi sia capitato di ascoltare durante quest’anno avaro di stimoli; e ancora una volta, al centro della sperimentazione di Zanatta / Lee / De Marin c’è l’impronta indefinibile della tradizione, un processo che zombiefica quello che si è radicato nella memoria con un gesto che non riesco a definire se non come l’idea di un progressivo deragliamento dell’anima; è un Ep disperato No Room For the weak, lacerante insieme a quell’eco twangy de-genderizzato che si trascina per tutti gli otto minuti di We Now Pray with two hands we now pray with true anger, incubo orrorifico che si confronta con la preghiera predisponendo un territorio desertificato dall’apocalisse; la forza dei Trevigiani sta proprio quì; nell’attitudine ad utilizzare i suoni e la parola in una direzione visionaria; è un concetto materico, fisico, sporcato dal sangue e per niente astratto; astratta al contrario è quella tendenza a servirsi dell’alibi verbale, del sermone, del clericalismo implicito che affligge buona parte delle nostre produzioni parrocchiali incapaci di parlare della realtà che ci circonda proprio perchè ci si avvicinano con una prossimità imbarazzante, allontanandosi dalla ricerca, che è per forza una questione anche interiore. Non è un caso che il percorso dei Father Murphy sia già fuori da questa dinamica grazie a un tour che affiancherà il loro linguaggio a quello di Deerhoof, Xiu Xiu, Sin Ropas per più di 30 date disseminate attraverso gli States. Con questi tre nomi il progetto Father Murphy condivide un approccio libero alla forma, svincolato dalla paura che la tradizione debba essere per forza onorata da una posizione privilegiata, distante, metacritica; in mezzo ai cloni dei cloni dei cloni la loro musica è un calvario vero e proprio, dove il trascinarsi di echi industrial, di una percezione psichedelica che non è mai “citazione” passa attraverso una concezione sincretica dei suoni tanto che l’unica cover presente nell’EP è forse una delle cose più vicine allo spirito di Leonard Cohen che mi sia capitato di ascoltare dal momento in cui si rende irriconoscibile, lancinante, tagliente, capace di uccidere a mani nude; gli unici “ricordi” sono trucchi della memoria personale e mi fanno pensare a quella stagione in cui Bliss Blood e Scott Ayers re-inventavano le intuizioni psichedeliche in una versione pre-formale e sciamanica di quel “linguaggio” abbandonando i ricatti meschini del genere. Splendido.

[da indie-eye di Michele Faggi]

Father Murphy

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: